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Recensioni


Yrsa Sigurðardóttir - Il cerchio del male

 

Anno: 2006
Editore: Sperling & Kupfer
Pagine: 399
Note: trad. dall'islandese di Paolo Maria Turchi
Titolo originale: Þriðia tàknið (2005)

 


Diciamo subito che il libro ha tutti gli elementi per piacere a diverse fasce di lettori: è un thriller nordico dall'ambientazione poco usuale (l'autrice è un giovane ingegnere islandese), la vicenda si svolge in tempi moderni ma ha stretti legami con un passato lontano e l'intero romanzo è permeato da una sottile patina di esoterismo.
Aggiungiamo anche che in tempi non troppo lontani probabilmente questo libro non sarebbe mai stato tradotto in italiano.
La storia parte dal ritrovamento presso l'università di Reykjavík del cadavere di un giovane studente tedesco, Harald Guntlieb, privo degli occhi e terribilmente sfigurato nel corpo da strani simboli runici.
Quasi immediatamente viene individuato il colpevole nella figura di un giovane balordo che è subito assicurato alla giustizia. Questa soluzione non convince la famiglia di Harald che decide di svolgere per conto proprio un'indagine investigativa affidandosi al giovane avvocato islandese Thóra Gudmundsdóttir che sarà affiancata nelle indagini dal loro collaboratore di fiducia, l'affascinante Matthew Reich.
L'indagine parte da una serie di interviste ad amici e conoscenti della vittima volte a ricostruirne gli spostamenti e gli ultimi studi. Emerge una figura di un giovane disturbato, dal passato scostante e dalle relazioni familiari pressoché inesistenti, attratto dalla stregoneria nelle sue forme più esteriori e tutto concentrato nello studio del Malleus Maleficarum, celebre modello di manuale inquisitorio.
Nel frattempo si viene a conoscere anche la situazione familiare di Thóra, che è una donna divorziata madre di due figli (dei quali uno in piena pubertà) e con un rapporto ancora irrisolto col suo ex marito.
Gradualmente le indagini dei due si concentrano sugli studi del giovane studente e su una misteriosa lettera scomparsa dalla biblioteca universitaria che condurranno al colpo di scena finale e al disvelamento del vero colpevole.
In tutto questo c'è anche spazio per la fuggevole e forse anche poco sensuale relazione tra i due protagonisti che si conclude tra i fumi dell'alcol nella camera di un albergo lontano da casa.
Indubbiamente il romanzo è scritto bene, come spesso lo sono i romanzi scandinavi ma, terminata l'ultima riga del libro, si ha come la sensazione che manchi qualcosa, che forse, lavorando maggiormente sul testo, si sarebbe potuto raggiungere un risultato migliore.
Quel che manca nel libro è in fondo l'Islanda e gli islandesi tanto che, in effetti, il romanzo avrebbe potuto tranquillamente trovare ambientazione in qualsiasi altra parte del mondo occidentale, così come molti personaggi (e soprattutto quelli più giovani) rappresentano i soliti stereotipi di giovani vuoti e dediti al nulla (se non ad occupazioni illecite), che spesso incontriamo nella narrativa contemporanea.
Gli stessi due personaggi principali sono trattati in maniera dissimile, quasi sproporzionata. Tanto reale e credibile è l'avvocato Gudmundsdóttir, quanto abbozzato e artefatto è Matthew Reich, di cui poco si sa ma anche poco si ricorda.
Detto questo, è comunque doveroso riconoscere quanto l'autrice possieda sicuramente il mestiere e la fantasia necessaria a costruire intrecci credibili e non banali. Siamo quindi fiduciosi e attenti a valutare la prossima prova narrativa di Yrsa Sigurðadóttir, sempre che trovi spazio nel panorama editoriale italiano.
 
Riccardo Marmugi
 

Voto: 6/10

 

   
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